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“DI NOTTE DORMI O CONTI LE PECORE?”

 

Dott.ssa IRENE LUCIA VANELLI – Medico Chirurgo specialista in Psichiatria

 

Questo breve articolo non ha la pretesa di essere esaustivo in merito all’argomento “insonnia”, si propone, piuttosto, la divulgazione d’informazioni, utili (per quanto generali) e di fonte controllata, che possono aiutare il lettore a ravvisare eventuali problematiche presenti.

 

Il termine “insonnia” non sta semplicemente a indicare “dormire troppo poco”. L’insonnia è l’esperienza di un sonno insufficiente o di scarsa qualità caratterizzato da uno o più di questi sintomi: difficoltà a iniziare o mantenere il sonno, risveglio precoce, sonno interrotto da risvegli e sonno poco ristoratore.

L’ICSD-2 (International Classification of Sleep Disorders) classifica i disturbi del sonno in otto categorie maggiori, che comprendono più di 70 diagnosi specifiche, oltre a due ulteriori appendici che classificano i disturbi del sonno associati a un disturbo medico o a uno psichiatrico.

L’insonnia comunemente detta è quindi solo uno dei diversi disturbi del sonno, per quanto sicuramente il più frequente.

I disturbi del sonno interessano saltuariamente ogni anno più del 40% della popolazione, tuttavia soltanto il 16% delle persone con tali problematiche segue una terapia.

L’insonnia ha spesso svariate cause e distinguere quando si tratti di una condizione primaria o secondaria è molto difficile.

QUALI TIPI DI INSONNIA ESISTONO?

L’insonnia primaria è caratterizzata da difficoltà nell’iniziare o mantenere il sonno, o da un sonno non ristoratore che causa ripercussioni funzionali durante il giorno; questa condizione non è attribuibile a una condizione medica, farmaci, altri disturbi del sonno o patologia psichiatrica. Sebbene la sua eziologia sia ad oggi sconosciuta, sono stati proposti come fattori predisponenti fattori fisici e psicologici.

Il termine di insonnia “secondaria” o “comorbid insomnia” viene utilizzato poiché rispecchia l’attuale difficoltà clinica nello stabilire se l’insonnia costituisca un sintomo di un disturbo primario o, al contrario, di un disturbo distinto e associato. Tuttavia, l’insonnia che insorge come forma secondaria a un disturbo fisico o psichiatrico può evolvere in un problema indipendente e a se stante.

QUANDO SI PARLA DI INSONNIA?

Si parla di insonnia quando:

Durata: – Insonnia presente da più di 1 mese (DSM-V) o 6 mesi (ICSD)

• Intensità:

– Percezione soggettiva di cattiva qualità del sonno

– Latenza del sonno> 30 minuti; risveglio precoce anticipato di > 30 minuti e Tempo totale di sonno < 6.5 ore; Indice di efficienza del sonno <85%.

– Conseguenze negative diurne

• Frequenza:

– Difficoltà inizio/mantenimento del sonno presenti 3 o più notti a settimana per più di 3 mesi

 

Sono necessarie tre condizioni perché si possa definire un disturbo del sonno come Insonnia:

1. l’opportunità di condizioni di sonno adeguato

2. la persistenza del disturbo del sonno

3. l’associazione tra disturbo del sonno e disfunzionalità diurne.

Il sintomo insonnia, che non soddisfa i criteri diagnostici di durata e di disagio, si manifesta nel 30-40% degli adulti, mentre il disturbo insonnia, che invece ne soddisfa i criteri, si verifica nel 5-10%. Questo è molto rilevante nella pratica clinica poiché la maggior parte degli individui con sintomi di insonnia non si sottopongono a valutazione medica o a trattamento, a meno che non presentino un significativo disagio o scadimento delle funzioni globali.

QUALI SONO LE CONSEGUENZE DELL’INSONNIA?

Oltre ai sintomi notturni, indicatori dell’insonnia, sono frequentemente presenti disturbi diurni tra cui: astenia, sonnolenza, difficoltà di concentrazione e irritabilità che possono determinare significativi effetti negativi sulla salute fisica e psichica della persona, oltre che sulla sua qualità di vita.

L’insonnia può portare anche ad alterazioni psichiche, quali diminuita capacità di attenzione e di concentrazione, stato di diminuita vigilanza e reattività agli stimoli, disturbi mnesici, perdite transitorie della coscienza, alterazioni emotive e del tono dell’umore (ansia, irritabilità, depressione, ipocondria), depersonalizzazione, dissociazione fino anche manifestazioni di tipo psicotico: allucinazioni, deliri (in casi di insonnia particolarmente grave e di soggetti predisposti).

Lo stesso discorso vale per disturbi fisici di varia natura, che possono essere conseguenza diretta dello scarso e/o cattivo sonno  o essere causati dallo stato di stress psicofisico indotto dall’insonnia. Si possono infatti manifestare astenia, vertigini, cefalee, alterazioni dei riflessi e del tono muscolare, abbassamento della soglia del dolore, aumento della temperatura corporea e del metabolismo energetico, diminuzione globale dell’efficienza dell’individuo, maggiore incidenza di malattie psicosomatiche collegate allo stress (ipertensione, ulcera gastrica, colon irritabile, disturbi anginosi, ecc.).

QUALI PROVVEDIMENTI?

Quando si soffre di insonnia, il consiglio è quello di rivolgersi a uno specialista per un corretto inquadramento diagnostico e l’impostazione di una cura appropriata.

Tuttavia, una corretta igiene del sonno costituisce il presupposto essenziale per il trattamento dell’insonnia indipendentemente dall’adozione di altri approcci terapeutici.

Una corretta igiene del sonno prevede:

1. Dormire le ore necessarie per sentirsi riposati. Cercare di trascorrere meno tempo possibile a letto durante il giorno: sonnellini diurni, se ne concede uno, breve e post-prandiale, evitandoli invece dopo cena, nella fascia oraria prima di coricarsi.

2. Mantenere un corretto ritmo sonno-veglia con orari regolari.

3. Nella fascia oraria prima di coricarsi è sconsigliato l’esercizio fisico di media-alta intensità (per es. palestra), per contro auspicabile nel tardo pomeriggio.

4.Rumori forti occasionali possono disturbare il sonno. Attenuare il suono nella stanza, è consigliabile per le persone che sono costrette a dormire vicine ad un rumore eccessivo.

5. La stanza in cui si dorme dovrebbe essere sufficientemente buia, silenziosa e di temperatura adeguata (evitare eccesso di caldo o di freddo).

6. È sconsigliabile collocare nella camera da letto televisore, computer, scrivanie, per evitare di stabilire legami tra attività non rilassanti e l’ambiente in cui si deve invece stabilire una condizione di relax, che favorisca l’inizio ed il mantenimento del sonno notturno.

7. L’appetito può disturbare il sonno. Un leggero snack prima di coricarsi (soprattutto un latte caldo o bevande simili) sembra aiutare il sonno di molti individui.  Sono sconsigliati pasti serali ipercalorici o comunque abbondanti e ad alto contenuto di proteine (carne, pesce).

8. Caffeina alla sera disturba il sonno, persino in quelle persone che non avvertono un suo effetto. Allo stesso modo si consiglia di evitare fumo ed eccesso di alcolici.

9. Se non ci si addormenta in 20 minuti, alzarsi ed andare in un’altra stanza a rilassarsi fino a quando non si sente il bisogno di dormire.

10. Il bagno caldo serale non dovrebbe esser fatto nell’immediatezza del coricarsi ma a distanza di 1-2 ore.

In allegato all’articolo una breve scala di valutazione per testare il grado di insonnia soggettivo (The Insomnia Severity Index)

 

 

QUESTIONARIO INSONNIA