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Fino al 75% delle donne sperimentano regolarmente in fase premestruale una combinazione di sintomi fisici, emotivi e comportamentali che regrediscono con l’arrivo del ciclo mestruale e che hanno una rilevanza clinica moderata o severa nel 20-40% dei casi.  I sintomi possono interferire con lo stile di comportamento e le relazioni della donna e compromettere la qualità di vita premestruale.

Nell’ultimo secolo, la sindrome premestruale (PMS) è stata riconosciuta come un’entità patologica vera e propria e numerosi ricercatori hanno identificato i sintomi peculiari che la caratterizzano, definendo nel tempo gli ipotetici fattori causali, i criteri diagnostici e le possibili opzioni terapeutiche.

Quali sono i sintomi?

La PMS compare in genere tardivamente durante la vita fertile e si manifesta non come episodio acuto, ma come un progressivo peggioramento. I sintomi più frequenti sono di natura disforica (irritabilità, labilità emotiva, depressione, ansia), comportamentale (impulsività, conflitto sociale, senso di perdita di controllo e affaticamento) e fisica (gonfiore, tensione mammaria e sintomi dolorosi come cefalea, dolori muscolari e articolari, ecc.).  La PMS è a sua volta un fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi psicobiologici correlabili alla vita riproduttiva, quali la depressione postpartum e la sindrome menopausale. Inoltre, la PMS può costituire il terreno di vulnerabilità per varie patologie cicliche, quali per esempio l’emicrania mestruale, un disturbo invalidante, non sempre completamente responsivo alla terapia sintomatica.

Quali sono le cause?

Le cause non sono del tutto note, trattandosi di un disturbo di origine multifattoriale. Tra le varie ipotesi sembra prevalere il concetto che le donne con PMS presentano, anche per predisposizione genetica, una peculiare vulnerabilità alle fluttuazioni ormonali fisiologiche con una risposta adattativa neurotrasmettitoriale che le rende suscettibili ad uno o più sintomi.

Come si fa diagnosi?

La diagnosi di PMS è basata sul carattere ciclico, mensile, della comparsa dei sintomi, confermati mediante calendario giornaliero almeno in due  cicli mestruali  consecutivi,  generalmente  nella settimana che precede la mestruazione; vi è poi un graduale peggioramento sino alla rapida o graduale scomparsa nel momento in cui si verifica l’evento mestruale.

Quando intraprendere una cura?

La rilevanza clinica della sindrome premestruale deriva dal fatto che i sintomi talora possono essere così severi da avere un impatto negativo sostanziale nella vita quotidiana della donna e nelle sue relazioni con il partner e i familiari.  Anche le funzioni e il ruolo sociale possono risentire della severità della sintomatologia premestruale, interferendo con la performance lavorativa, le attività familiari e sociali, la relazione sessuale.

Quali cure sono disponibili?

Le strategie terapeutiche sono molteplici e devono tenere conto della natura e della gravità dei sintomi. Le più comuni prevedono un approccio di tipo dietetico-nutrizionale (alto apporto di carboidrati e più basso consumo di substrati proteici, supplementazione con sali di magnesio e di calcio, riduzione del consumo di caffè, alcool e sigarette) e quello fito-farmacologico (Vitex agnus castus, ecc.), fino a quello cognitivo-comportamentale  e all’uso di farmaci sintomatici, per la mastodinia (bromocriptina), la ritenzione idrica (spironolattone) o l’ansia (benzodiazepine).

Un’ulteriore opzione terapeutica è rappresentata dall’uso dei contraccettivi ormonali, di dosaggio, tipologia e modalità di somministrazione scelti in base al singolo caso, particolarmente utili nel caso in cui il rischio di una gravidanza indesiderata diventi un motivo d’ulteriore ansia per la paziente. In alternativa, altre manipolazioni ormonali quali la somministrazione ciclica di progestinici o di estradiolo possono risultare efficaci in caso di disfunzioni ormonali o di emicrania mestruale.

Se necessario, inoltre, è possibile ricorrere alla somministrazione di farmaci, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), particolarmente indicati nel caso di disturbi disforici con gravi manifestazioni depressive.

Conclusioni

Lo spettro di espressione clinica della sindrome premestruale è estremamente ampio e varia dal semplice disagionei giorni precedenti il flusso mestruale, che possiamo definire  un “segnale” fisiologico, fino ad un vero e proprio quadro di patologia. E’ pertanto compito del ginecologo educare la paziente nel suo riconoscimento e quindi nella sua prevenzione nell’ottica del raggiungimento di un equilibrio nel benessere psico-fisico della singola donna.