Posted by & filed under ARTICOLI DEL 2014.

La menopausa rappresenta da un punto di vista biologico la fase finale della vita riproduttiva della donna ed è legata all’esaurimento progressivo dell’attività follicolare ovarica, con conseguente riduzione dei livelli di estrogeni circolanti. In realtà, menopausa significa “ultima mestruazione spontanea” e i termini perimenopausa o età climaterica sarebbero più corretti per definire il periodo di transizione tra la vita fertile e quella non fertile, detta anche postmenopausa.

La menopausa fisiologica può insorgere in modo improvviso o, più frequentemente, essere caratterizzata da irregolarità mestruali che si possono protrarre anche per anni. In entrambi i casi tale periodo è caratterizzato da fluttuazioni ormonali atipiche che possono portare a squilibri nel benessere psicofisico della donna. Si parla invece di “menopausa chirurgica” per indicare quella conseguente all’intervento di isterectomia con annessiectomia (rimozione dell’utero e delle ovaie), evento in grado di amplificare gli effetti negativi dovuti alla brusca caduta dei livelli di estrogeni se vissuto come una grave mutilazione della propria femminilità.

 

Quali sono i sintomi?

E’ ormai noto come gli estrogeni esercitino effetti ubiquitari su organi ed apparati, garantendo un equilibrio psiconeuroendocrino che ha come finalità non solo la funzione riproduttiva, ma anche il benessere complessivo della donna. I sintomi più tipici derivanti dalla loro caduta sono legati principalmente ai loro effetti sul sistema nervoso centrale: si crea infatti uno squilibrio della termoregolazione corporea con conseguente insorgenza di disturbi vasomotori quali vampate, sudorazioni improvvise e brividi. La vampata viene descritta come una spiacevole sensazione di calore al collo e alla faccia, che può poi irradiarsi a tutto il corpo, di solito accompagnata da arrossamento della pelle. Alcune donne riferiscono anche capogiri, vertigini, senso di soffocamento, palpitazioni, svenimento. I disturbi vasomotori sono probabilmente quelli che più frequentemente spingono le donne a cercare l’aiuto del medico, dato che molte di esse ne soffrono a tal punto che la qualità di vita anche relazionale è gravemente compromessa. Molto spesso inoltre interferiscono con la qualità del sonno, causando frequenti risvegli, che possono coinvolgere anche il partner.

La menopausa è inoltre frequentemente accompagnata da disturbi psicologici, i più caratteristici dei quali sono l’instabilità dell’umore, la difficoltà nel prendere decisioni, la perdita di fiducia in sé, l’ansia, la depressione, l’insonnia, la perdita di memoria e la mancanza di concentrazione.

Un organo bersaglio fondamentale degli estrogeni è rappresentato dall’apparato genito-urinario, che tende ad una progressiva involuzione dal momento della menopausa. Alla secchezza vaginale e al dolore durante i rapporti sessuali conseguente all’atrofia delle mucose, si accompagna un cambiamento della flora batterica vaginale, che predispone ad infezioni ricorrenti, e l’atrofia delle pareti dell’uretra e del trigono vescicale con conseguente possibile incontinenza urinaria.

Tutta una serie di altre patologie a genesi multifattoriale, cioè legate alla genetica, allo stile di vita, all’alimentazione e così via, possono insorgere dal momento della menopausa in poi. Le più importanti sono rappresentate dalle malattie dell’apparato cardiovascolare e dall’osteoporosi, che consiste nella perdita di calcio nelle ossa conseguente alla carenza estrogenica. Dati recenti testimoniano un ruolo importante degli estrogeni nel preservare i circuiti della memoria, nel prevenire i tumori dell’intestino, nella modificazione delle difese immunitarie. Anche la forma fisica viene spesso a mancare per gli importanti effetti della carenza degli estrogeni sulla funzionalità tiroidea e sul metabolismo dei grassi e degli zuccheri. La linea spesso tende ad appesantirsi per l’accumulo di adipe in particolare a livello addominale. La pelle e le mucose diventano più secche con conseguente comparsa di rughe e alterazione del senso del gusto; si riduce anche la lacrimazione con possibile secchezza oculare. Spesso inoltre compaiono dolori muscolari ed articolari diffusi.

Non è perfettamente chiaro per quale motivo tali disturbi siano manifestati in modo estremamente variabile nelle donne. Allo stato attuale delle conoscenze, è probabile che l’atteggiamento personale e culturale di fronte a questo evento inevitabile eserciti un ruolo fondamentale in associazione a fattori endocrini e biologici.

 

Quali esami è necessario effettuare?

Oltre ai normali controlli medici con misurazione della pressione arteriosa e gli esami più comuni del sangue e delle urine (detti “di routine”), a cui si può aggiungere, se necessario, un controllo ormonale, è importante effettuare una visita ginecologica annualmente con pap-test e una mammografia di controllo ogni 1-2 anni per lo screening delle patologie della mammella, oltre ad una mineralometria ossea computerizzata (MOC) per lo screening dell’osteoporosi.

 

Quali sono le strategie terapeutiche?

L’approccio terapeutico principale è rappresentato dalla terapia ormonale sostitutiva (HRT), che consiste nell’assunzione attraverso diverse vie di somministrazione (orale o transdermica) di preparati ormonali a base di estrogeni, associati ad un progestinico nel caso di donne con l’utero, aventi lo scopo di curare con la minima dose efficace i sintomi dovuti alla loro carenza. La personalizzazione della terapia è la scelta migliore da parte del curante e deve tenere conto oltre che dei disturbi, anche delle esigenze della paziente, come la volontà o meno di avere ancora flussi mestruali.

In alternativa, è possibile effettuare terapia orale con tibolone, una molecola con attività sia estrogenica, sia progestinica, sia in parte androgenica, che risulta particolarmente utile nel caso di sintomi depressivi o disturbi della sfera sessuale come il calo della libido.

In presenza di controindicazioni alle suddette terapie, è possibile ricorrere ai fitoestrogeni, che fanno parte dei cosiddetti rimedi “naturali”, derivati da vegetali (soia, luppolo o trifoglio). Il principio attivo è costituito da isoflavoni, sostanze con struttura chimica ed azione biologica simili agli estrogeni. Si comportano come estrogeni deboli, riducendo l’intensità e la frequenza delle vampate. Per ora non è stato ancora sicuramente evidenziato un loro effetto su altri sintomi menopausali, come l’atrofia genitale o la demineralizzazione ossea.

Nelle donne i cui sintomi sono costituiti prevalentemente da vampate e disturbi neuro-psichici, che presentano controindicazioni alla terapia estrogenica o che non desiderano intraprenderla, è possibile ricorrere infine al veralipride, un farmaco non ormonale con azione a livello del sistema nervoso centrale indicato per il trattamento dei disturbi acuti della menopausa (vampate, agitazione, depressione, insonnia). Il suo effetto è in realtà molto variabile da persona a persona, risultando spesso mal tollerato per alcuni effetti collaterali quali galattorrea (secrezione di latte), aumento di peso e sonnolenza. E’ da ricordare inoltre che non dà nessuna protezione contro tutti gli altri sintomi da carenza estrogenica, oltre ad essere controindicato nelle donne con patologie della mammella.

 

Conclusioni

La menopausa va intesa non solo come evento biologico, ma come un momento di transizione per una nuova fase della vita della donna, che va vissuto con serenità trattandosi di un evento naturale. E’ quindi compito del ginecologo, inteso come “medico della donna”, saper ascoltare per riuscire a comprendere e poter assistere adeguatamente le proprie pazienti, offrendo un’informazione corretta e la giusta valorizzazione dell’identità femminile.