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Si ricorda che l’aggiustamento Chiropratico consiste a ridare a 2 vertebre il loro movimento

 

fisiologico. Si tratta dunque di un lavoro sulla funzionalità, non sulla struttura. L’ernia del disco

 

come qualsiasi discopatia, è un problema strutturale, grosso modo, pùo creare una diminuzione

 

del foramine vertebrale se è lateralizzata, o del canale midollare se è centrale o mediana.

 

Quando a questa riduzione di diametro di origine strutturale , se ne aggiunge un’altra di origine

 

funzionale, come un oedema delle articolazioni posteriore vertebrali, il Chiropratico pùo

 

intervenire con successo. Bisogna tenere conto del fatto che generamente, aparte casi flagranti,

 

la risonanza magnetica permette una valutazione qualitativa della patologia, ma non

 

quantitativa. Vale a dire che se il problema comporta le due componenti precitate , la

 

strutturale ( irreversibile aparte un intervento chirurgico ) e la funzionale ( generalmente

 

reversibile con trattamente adeguato ) saremo di fronte a 2 possibilità.

 

1) Il problema strutturale e il problema funzionale sono complementari: la Chiropratica

 

facendo ritrovare la loro migliore mobilità ai 2 segmenti coinvolti, la pressione nervosa

 

ed eliminata, la sintomatologia sparisce. L’ernia discale rimane, l’ernia discale arriva

 

generalmente tra 20 e 40 anni, dopo, l’ernia regolarmente rimpiciolisce, perde acqua,

 

dunque anche volume.

 

2) Il problema strutturale già da solo è sufficiente a creare la compressione: Il problema

 

funzionale è supplementare, l’aggiustamento Chiropratico potrà solo ridurre la pressione,

 

ma non la potrà eliminare, potrà solo migliorare un pò la sintomatologia

 

Come il trattamento Chiropratico non consiste unicamente nell’aggiustamento vertebrale, ma

 

cerca di educare il paziente a corregere il suo modo di vivere ( abitudini), la postura, e a

 

consigliare il paziente sulle cose da eliminare e da aggiungere alla sua vita, i consigli del

 

Chiropratico, in caso di discopatia è primordiale, anche se il paziente deve subire un interventi

 

chirurgico, diminuirano le possibilità di recidive provando di fare condividere a tutta la colonna

 

vertebrale , lo stress del cambiamento di mobilità imposto dal intervento, e le cause funzionali

 

che in partenza hanno potuto contribuire come concause dell’ernia del disco ( ipermobilita

 

articolare, instabilità vertebrale, attività fisica erronea, o inesistente, ecc, ecc… )

 

Molto importante è il comportamento del paziente affetto da ernia discale.

 

1) Bisogna ricercare quale sono le cause funzionali che hanno favorito l’uscita di

 

quest’ernia, e provare di corregerle, per evitare di peggiorare la situazione, e, in caso

 

d’intervento, di trovarsi in condizione di avere un’ernia ad un altro livello. « Se non si cambia la

 

ricetta, non si cambia il dolce »

 

2) Immaginare un’attività fisica compatibile con la situazione.( ginnastica dolce,

 

acquagym, pilates, ecc… )

 

3) Controllare il peso, e la dietetica ( una consulenza dietetica è indispensabile per

 

eliminare i stress dal punto di vista chimico ).

 

4) Un consulto psicologico è spesso requisito, per cambiare anche il modo di vedere

 

la situazione e di non ricadere nello stesso schema deleterio.

 

In tutti i casi, bisogna vedere il corpo come un tutto, un analizi antroposofica è senz’altro

 

il miglior modo di trattare un paziente e non solo un paziente affetto da ernia discale.

 

Redatto dal Dott CASTELLANI “CHIROPRATICO”

 

Laureato “ DOCTOR of CHIROPRATIC “ al Palmer College of Chiropratic,

 

Davenport (Ia), U.S.A. 3/76

 

membro A.I.C e E.C.U.

 

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