Posted by & filed under ARTICOLI DEL 2014.

IL MORBO DI DUPUYTREN

 Si tratta di una delle più frequenti patologie a carico della mano. Come la sindrome del  canale carpale è appannaggio femminile, il morbo di dupuytren è 9 volte più frequente nel maschio che nella donna.

E’ una patologia che colpisce l’aponevrosi palmare, una fascia connettivale posta nel palmo della mano che ricopre le strutture anatomiche (tendini flessori vasi nervi) presenti a questo livello. Questa fascia è composta da fibre poste come un ventaglio che parte dal polso e si estende per tutta la mano con sottili propaggini che arrivano fino alle dita.

Quando il paziente ammala di morbo di dupuytren  la fascia va incontro ad una ipertrofia che comincia classicamente causando dei noduli per lo più alla base di quarto e terzo dito. Avanzando la malattia, questi noduli che sono sempre di consistenza dura e non mobili, diventeranno dei cordoni duri che progressivamente retrarranno in flessione le dita fino a perdere totalmente la capacità di estensione. Purtroppo non è mai possibile prevedere i tempi di questo peggioramento che in molti casi avviene repentinamente e soprattutto (e ciò è paradossalmente un guaio) senza dolore ma inesorabilmente.

Le cause della malattia non sono completamente note.

Infatti esistono tante ipotesi possibili la più nota delle quali è che la malattia sia causata da continui microtraumi che colpiscono il palmo della mano come già nell’ 800 affermò  il medico che per primo descrisse la malattia (per l’appunto il Barone di Dupuytren) dopo averla osservata sul proprio cocchiere. In realtà recenti statistiche hanno dimostrato che esiste la stessa frequenza  della malattia tra lavoratori manuali ed intellettuali. Recentemente è stata presa anche in considerazione l’ipotesi autoimmunitaria, ma niente è ancora sicuro.

La terapia di questa malattia era fino a qualche anno fa esclusivamente chirurgica e consisteva nella asportazione della aponeurosi palmare ipertrofica da eseguire possibilmente negli stati precoci della malattia. Purtroppo le frequenti recidive ed i casi di insuccesso tutt’altro che rari legati a possibili necrosi cutanee ematomi e retrazioni cicatriziali, ci hanno spinto a mettere in discussione la terapia chirurgica.

Allo stato attuale preferiamo trattare questa malattia con un intervento incruento detto “cordotomia percutanea” che si preferisce eseguire non appena inizia la retrazione in flessione delle dita colpite dalla malattia. Consiste nella sezione che si esegue attraverso la pelle, quindi senza alcuna incisione cutanea, dei cordoni retraenti con degli speciali aghi che ha lo scopo di estendere le dita flesse. Il grande vantaggio è che il paziente, fin dal giorno successivo all’intervento non avrà alcuna medicazione e potrà muovere ed usare senza alcun problema la mano. In particolare dovrà curare di portare in iperestensione le dita trattate in modo da rendere il risultato acquisito il più duraturo possibile.

DOTT. ALBERTO MORELLI

Medico chirurgo

Specialista in ortopedia e traumatologia

Specialista in chirurgia plastica